Cambia Lingua:

FAQ

Trova la risposta alle domande più frequenti

Che impatto ha il PET sull’ambiente?

Nel 1973 un ingegnere meccanico della Pennsylvania, Nathaniel Wyeth, riuscì a brevettare un materiale capace di contenere soda senza rischio di esplosioni, il PET. Da allora l’utilizzo di questo materiale è cresciuto in maniera esponenziale nel mercato degli imballaggi di bevande. Ogni anno nel mondo si producono 154 miliardi di bottiglie di plastica, che corrispondono ad 81 milioni di litri di petrolio solo per la sua produzione. Spesso però non ci rendiamo conto della “bomba ecologica” che generiamo con l’utilizzo delle bottiglie PET, si stima infatti che una sola bottiglia d’acqua emetta tanta CO2 in atmosfera quanta una macchina per fare 1 km.

L’esigenza di salvaguardare l’ambiente in cui viviamo e di educare le persone ad un uso consapevole delle risorse presenti nel nostro territorio sta diventando sempre più importante.

Installare una Casa è una scelta consapevole che aiuta l’ambiente, contribuisce infatti a ridurre la produzione, il consumo ed il transito di bottiglie di plastica sul proprio territorio, di conseguenza anche i volumi della plastica raccolta dalle società di gestione rifiuti e le emissioni di CO2.

Siamo abituati a considerare il problema dell’impatto ambientale delle bottiglie di plastica solo in funzione al loro smaltimento. In realtà già durante il processo di produzione viene prodotto e rilasciato nell’ambiente carbonio al quale vanno aggiunte le emissioni di CO2 causate dal trasporto.

A queste emissioni si sommano infine quelle prodotte dagli inceneritori per lo smaltimento. Non tutti gli Stati del mondo smaltiscono il PET in maniera corretta. Si stima infatti che l’inquinamento ad oggi sia pari allo scarico in mare ogni 60 secondi di un camion colmo di immondizia. Ogni anno si scaricano in mare 8 milioni di tonnellate di plastica e si stima che entro il 2050 il peso di tutta questa plastica sarà superiore al peso di tutti i pesci presenti nei mari.

Vetro o plastica?

Sempre più spesso riceviamo richieste da parte dei cittadini che si recano presso le Case dell’Acqua: è meglio utilizzare bottiglie di vetro o riutilizzare le bottiglie di plastica?
Non tutti sanno che impresso sulle bottiglie di plastica il produttore riporta un numero di riferimento per il riutilizzo massimo delle bottiglie che varia in base alla qualità ed alle caratteristiche della plastica utilizzate per la sua produzione; terminato il numero indicato la bottiglia deve essere smaltita. Il vetro, a differenza della plastica, ha una vita molto più lunga e permette una disinfezione più efficace. È quindi consigliato approvvigionarsi agli impianti di erogazione acqua con bottiglie di vetro, lavate con disinfettanti e risciacquate accuratamente prima dell’uso.

Che cos’è l’acqua alcalina?

La ionizzazione è un processo di elettrolisi controllata. Si ottiene grazie all’esposizione dell’acqua a una corrente a basso voltaggio; quest’ultima passa tra due elettrodi in titanio rivestiti di platino (un polo positivo e uno negativo), che vengono immersi nel liquido all’interno di una camera isolata. La ionizzazione tende a separare i cationi dagli anioni ed al termine della lavorazione produce due tipi di acqua. I cationi sono ioni positivi che si concentrano intorno all’elettrodo negativo e danno luogo ad un’acqua catodica o ridotta (alcalina). Gli anioni sono ioni negativi che si concentrano intorno all’elettrodo positivo e producono un’acqua ossidata o anodica (acida).
I due fluidi escono separatamente dalla macchina e, mentre l’acqua alcalina ionizzata viene generalmente destinata all’alimentazione, l’acqua acida si presta maggiormente al lavaggio e alla detersione (per le mani, gli alimenti ecc). La differenza fondamentale tra acqua normale e acqua alcalina risiede nel PH: in quest’ultima il PH è superiore a 7. Attenzione però, quest’acqua risulterà solo più leggera al palato, ma non presenterà alcuna potenzialità antiallergica, anti-ossidante e soprattutto non curerà alcuna malattia.
Attenzione però alle Fake News. Alcuni venditori di impianti di acqua alcalina, senza alcun fondamento scientifico, affermano che questa tipologia di acqua abbia capacità di prevenire alcune malattie dell’apparato digerente, quali il cancro, l’accumulo di radicali liberi ecc. ecc. ma è chiaramente falso. L’acqua alcalina non ha proprietà miracolose e soprattutto l’alcalinizzazione operata da alcune apparecchiature non è un processo definitivo ed irreversibile. Infatti, non appena l’acqua alcalina entra in contatto con il nostro stomaco questa viene neutralizzata dal PH acido contenuto all’interno dello stesso ed, automaticamente, l’acqua perde tutti i suoi decantati benefici.

L’acqua vitalizzata: è una fake news?

Tra le fake news sul trattamento dell’acqua la più diffusa è proprio quella che riguarda la vitalizzazione o informatizzazione della stessa. Tramite il processo di vitalizzazione la comune acqua potabile acquisirebbe fantomatiche caratteristiche speciali regalando effetti benefici a chi la utilizza. Tra i vari benefici, l’acqua trattata da un impianto vitalizzatore dovrebbe conservarsi più a lungo, migliorare il suo sapore, risultare più dolce e più trasparente, rilasciare benessere al nostro corpo, migliorare la crescita di piante e fiori, contribuire alla riduzione dell’utilizzo di detersivi nel processo di lavaggio grazie ad una maggior capacità di solvere. I produttori di impianti di acqua vitalizzata, anziché fornire dati attendibili, divulgano risultati ed effetti prodigiosi basandosi su improbabili teorie scientifiche. Inoltre il funzionamento di questi miracolosi impianti non è trasparente in quanto si parla di attuazione di processi fisici e chimici senza entrare mai nello specifico del reale trattamento a cui viene sottoposta l’acqua. Il materiale informativo di questi impianti resta argomento top secret per le ditte produttrici. Le tecnologie non convenzionali sono quindi in netto contrasto con alcuni punti del DM 25/2012 che stabilisce che le apparecchiature di trattamento devono garantire gli effetti dichiarati nel tempo e che al consumatore deve essere fornita l’informazione completa sugli effetti dei trattamenti.

Cos’è un addolcitore?

L’addolcitore è uno strumento che serve per diminuire la durezza dell’acqua, riduce la quantità di calcio presente tramite delle resine a scambio ionico, trattenendo uno ione di calcio o magnesio e rilasciando uno ione di cloruro di sodio. L’addolcitore non è un potabilizzatore o un filtro, quindi non va a modificare le caratteristiche organolettiche dell’acqua. Gli addolcitori hanno solo lo scopo di rimuovere ioni caricati positivamente e responsabili del calcare, quindi non modificano la potabilità dell’acqua. Bisogna però tenere conto che le acque definite “dure”, ovvero con un elevato apporto di calcio, se vengono sottoposte ad un massiccio processo di addolcimento assumeranno caratteristiche aggressive e potrebbero dare luogo a fenomeni corrosivi a contatto con i metalli. L’aggressività dipende dall’entità del trattamento, ovvero dalla differenza tra la durezza iniziale e quella finale.

Se l’acqua trattata viene destinata all’alimentazione umana occorre tenere sotto controllo il valore di sodio poiché, durante il processo di addolcimento, si ha l’inevitabile aumento della concentrazione di tale ione. La legislazione vigente (D.Lgs 31/2001) stabilisce un limite massimo pari a 200 mg/l per il sodio. Come per l’osmosi inversa, non bisognerebbe mai esagerare con questo tipo di trattamento e consigliamo sempre di affidarsi ad esperti nel settore.

Qual è la normativa per gli impianti di erogazione acqua potabile e Case dell’Acqua?

ASPETTI AMBIENTALI

  • Decisione 2002/358/CE del Consiglio del 25 aprile 2002 (G.U.C.E. L130 del 15/05/2002)

Relativa all’approvazione, in norme della Comunità Europea, del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l’esecuzione congiunta degli impegni che ne derivano. Nel protocollo sono indicati gli impegni di riduzione e di limitazione quantificata dalle emissioni di gas serra (anidride carbonica, gas metano etc).

  • Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (TUA) – Art. 3–quarter al punto 2 (G.U. del 14/04/2006 n. 88, S.O.)

Ricordano che anche l’attività della Pubblica Amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile.

  • Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 (capo II art. 8, lettera b) (G.U.C.E. L312/3 del 22/11/2008).

Obbliga gli Stati membri a formulare, entro la fine del 2011, un piano d’azione per ulteriori misure di sostegno orientate in particolare a modificare gli attuali modelli di consumo in ambito prevenzione rifiuti.

 

ACQUA IDONEA AL CONSUMO UMANO

  • Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 e s.m.i.

Attuazione della Direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano.

 

TRATTAMENTO DELL’ACQUA POTABILE

  • Decreto Ministeriale Sanità del 07 febbraio 2012, n. 25

Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano.

  • Standard europei UNI_EN delle apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile

Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano.

  • Linee guida sui dispositivi di trattamento delle acque destinate al consumo umano ai sensi del DM 7 febbraio 2012, n. 25 (pubblicate sul sito del Ministero della Salute).

 

IMPRESA ALIMENTARE: OBBLIGHI DELL’OPERATORE DEL SETTORE ALIMENTARE, MATERIALI, ANIDRIDE CARBONICA ALIMENTARE (E290), CONTROLLI, LABORATORI ACCREDITATI.

  • Legge 30 aprile 1962, n. 283

Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande.

  • Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109

Attuazione delle Direttive 89/135/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari.

  • Regolamento (CE) 2002/178 del 28 gennaio 2002

I principi ed i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare che definisce e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.

  • Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 181

Attuazione della direttiva 200/13/C concernente l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità.

  • Decreto Ministeriale 6 aprile 2004, n. 174

Regolamento concernente i materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano.

  • Regolamento (CE) n. 852/2004 del 29 aprile 2004 e s.m.i.

Igiene dei prodotti alimentari

  • Regolamento (CE) n. 1935/2004

Materiali ed oggetti destinati a venire in contatto con prodotti alimentari e che abroga le Direttive 80/590/CEE e 89/109/CEE

  • UNI EN ISO 2200:2005

Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare. Requisiti per qualsiasi organizzazione nella filiera alimentare.

  • Direttiva 2008/84/CE del 27 agosto 2008

Stabilisce i requisiti di purezza specifici per gli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti.

  • Decreto Ministeriale 11 novembre 2009 n. 199 del 08/01/2010

Regolamento recante recepimento di varie Direttive Europee per i requisiti di purezza degli additivi alimentari.

  • Accordo 29 aprile 2010

Accordo tra il Governo, le regioni e le province autonome relativo a “Linee guida applicative del regolamento n. 852/2004/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari”.

  • Accordo 29 aprile 2010 (G.U. del 26/05/2010, n. 121)

Accordo tra Governo, le Regioni e le Province autonome relativo a “Linee guida applicative del Regolamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari”

  • Circolare Ministero Salute n. 4283 del 17/02/2011

Unità distributive aperte al pubblico di acque destinate al consumo umano sottoposte a processi di trattamento.

  • Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti e della nutrizione ufficio II.

Linee guida per l’elaborazione e lo sviluppo dei manuali di corretta prassi operativa 28/01/2011

  • Circolare Ministero Salute n. 7291 del 23/03/2011

Controlli acque utilizzate nel ciclo lavorativo delle imprese alimentari.

  • Regolamento (CE) n. 852/2004 del 29 aprile 2014 del Parlamento Europeo (G.U.C.E. L139/1 del 30/04/2004)

Norme alimentari in materia di igiene dei prodotti e le procedure per verificare la conformità con tali norme.

  • Decreto Legislativo 5 aprile 2006, n. 190

Disciplina sanzionatoria per le violazioni del Regolamento (CE) n. 178/2002.

  • Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 193

Attuazione della Direttiva 2004/01/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare.

  • Legge (comunitaria) 7 luglio 2009 n. 88

Disposizioni per l’accreditamento dei laboratori di autocontrollo del settore alimentare.

  • Accordo 8 luglio 2010. Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Modalità operative di iscrizione, aggiornamento, cancellazione dagli elenchi regionali di laboratori e modalità per l’effettuazione di verifiche ispettive uniformi per la valutazione della conformità dei laboratori.

  • Regolamento (CE) n. 882/2004 del 29 aprile 2004

Controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme di salute e benessere degli animali.

  • Regolamento (CE) n. 1333/2008 del 16 dicembre 2008

Additivi alimentari.

 

ASPETTI GESTIONALI/REALIZZATIVI

  • Standard europei UNI-EN delle apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile.

Gli standard UNI-EN (la cui adozione non è obbligatoria) definiscono lo stato dell’arte riguardo a tutte le apparecchiature potenzialmente utilizzabili per affinare l’acqua al rubinetto, con l’esclusione delle apparecchiature per la refrigerazione e la gassatura per le quali ancora non sono stati definiti analoghi standard. Naturalmente il rispetto di queste norme riguarda principalmente il fabbricante delle apparecchiature (o il fornitore) e la loro installazione.

  • M. 22 gennaio 2008 n. 37 (G.U. del 12/03/2008 n. 61).

Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11 recante il riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.

  • Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (TUA) – Parte III, sezione II, Titolo III, Capo III

Contiene la disciplina degli scarichi idrici. In particolare, reca i criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche e da attività produttive e commerciali.

 

ASPETTI FISCALI

  • M. 21/12/1992 (G.U. DEL 22/12/1992 N. 300), DPR 21/12/1996 n. 696, articolo 2, lettera 6 (G.U. del 6/2/1997 n. 30)

L’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi è previsto per le cessioni e le prestazioni effettuate mediante apparecchi automatici, funzionanti a gettone o moneta.

 

ASPETTI REGOLATORI

  • Delibera AEEG 28/12/2012 (585/2012/R/idr)

L’Authority definisce “altre attività idriche” l’insieme delle attività attinenti ai servizi idrici, tra queste annovera anche l’installazione e gestione di case dell’acqua.

  • Segnalazione dell’AGCM (bollettino n. 23 del 9/06/2014)

L’autorità si è espressa contrariamente alla scelta del comune di Gallarate di estromettere dall’esercizio della vendita di acqua depurata e refrigerata sul territorio del Comune un privato a vantaggio del gestore del SII che avrebbe quindi esercitato l’attività in regime di esclusiva.

Trasmissione dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate: come si configurano le Case dell’Acqua?

Il D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127, all’art. 2, comma 2 (modificato poi dal D. L. 22 ottobre 2016, n. 193), ha introdotto l’obbligo, dal 1°aprile 2017, della memorizzazione elettronica e dell’invio telematico dei dati corrispettivi per gli operatori IVA che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici, meglio noti come “vending machine”, la cui definizione in termini fiscali è contenuta nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 116 del 21 dicembre 2016. La normativa, non prevedendo esclusioni, si applica anche al settore delle Case dell’Acqua; pensate ad esempio alle Case dell’Acqua che erogano acqua tramite l’inserimento di denaro contante nell’apposita gettoniera generando, così, corrispettivi fiscalmente rilevanti. In altre casistiche, invece, la normativa non ha attinenza; si pensi ad esempio alle Case dell’Acqua che erogano in maniera del tutto gratuita, non generando quindi alcun tipo di corrispettivo.

I provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che disciplinano le informazioni, le regole tecniche, gli strumenti e i termini per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi sono due. Il primo, ovvero il numero 102807/2016 pubblicato il 30 giugno 2016, ha disciplinato una prima soluzione transitoria valida per i distributori automatici che presentano, tra le caratteristiche descritte nel provvedimento stesso, una porta di comunicazione capace di trasferire digitalmente i dati ad un dispositivo atto a trasmettere gli stessi al sistema dell’Agenzia delle Entrate. Il secondo, ovvero il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 61936 del 30 marzo 2017, ha consentito di coprire tutto il restante ventaglio delle tipologie di vending machine. In particolare tale Provvedimento riguarda i distributori automatici privi di una porta di comunicazione, attiva o attivabile, che consenta di trasferire digitalmente i dati a un dispositivo idoneo a trasmettere gli stessi al sistema dell’Agenzia delle Entrate, tipologia al momento più diffusa quantomeno nel settore delle case dell’acqua. Al fine di garantire agli operatori del settore un passaggio economicamente e tecnicamente sostenibile al nuovo regime, è stata prevista una fiscalizzazione graduale delle vending machine, costituita da una soluzione “transitoria” da utilizzarsi non oltre il 31 dicembre 2022, ed una soluzione a regime che sarà oggetto di futuri provvedimenti.

Per quanto riguarda le Case dell’Acqua bisogna innanzitutto identificare da chi viene effettuata la gestione:

  1. Se la gestione è effettuata da un’azienda privata o partecipata bisogna necessariamente procedere con il censimento del dispositivo e trasmettere all’Agenzia delle Entrate il corrispettivo.
  2. Se la gestione è affidata ad un Comune non è necessario procedere al censimento e la trasmissione degli incassi viene effettuata mediante il “Punto Fisco”, ovvero un canale già attivo per la Pubblica Amministrazione. Pertanto non è necessario eseguire alcun adempimento ulteriore.

Trattandosi di un argomento molto complesso, la nostra azienda è a disposizione di tutti coloro che fossero interessati all’approfondimento.

Comune funziona un sistema di refrigerazione?

La refrigerazione è un processo finalizzato all’abbassamento della temperatura di un elemento, acqua potabile o altre bevande.

Tal processo avviene sempre per cessione di energia sotto forma di calore da un elemento più caldo verso uno più freddo, per questo motivo è meglio non parlare di produzione di freddo ma bensì di cessione di calore.

Anche nel nostro settore, come nella maggior parte dei sistemi di refrigerazione, il processo di abbassamento della temperatura avviene sfruttando le particolari caratteristiche termodinamiche di specifici fluidi, che ad una determinata pressione e temperatura cambiano di stato cedendo o assorbendo energia sotto forma di calore.

Questo cambio di stato del fluido, nei circuiti frigoriferi viene ciclicamente forzato variando la pressione a cui tali fluidi sono sottoposti.

Questa variazione di pressione viene attivata da un compressore, che comprimendo nel circuito il fluido allo stato gassoso, ne aumenta la temperatura, il gas quindi raggiunto il condensatore, cedendo calore, condensa, passando allo stato liquido. A questo punto tramite un elemento di separazione, il liquido ad alta pressione passa in una zona di bassa pressione, espandendo così il suo volume ed abbassando la sua temperatura, fino a quando all’interno dell’evaporatore, assorbendo calore (dall’acqua che vogliamo raffreddare) il liquido evapora tornano al compressore allo stato gassoso, pronto per essere messo nuovamente in pressione in un nuovo ciclo.

Cosa significa “dimensionare” un sistema di refrigerazione?

Esistono centinaia di macchinari e di sistemi per refrigerare acqua e bevande nel nostro settore, ma ognuno di questi è stato progettato e costruito per svolgere una specifica attività, a determinate condizioni (temperature, ambiente, volumi ecc.).

Per questo motivo è fondamentale scegliere correttamente la tipologia di macchine che si vuole utilizzare per ogni specifica esigenza. Innanzitutto bisogna partire sempre da un bilancio termico, ovvero un’analisi delle esigenze del cliente, in funzione del suo utilizzo. Ad esempio è importante considerare il volume di acqua che dovrà essere raffreddata, la sua temperatura iniziale e la temperatura finale desiderata, il tutto considerato anche in funzione del tempo in cui la macchina dovrà svolgere tale servizio.

Con questi dati possiamo poi rivolgerci a dei professionisti capaci di tradurre la necessità del cliente in potenza refrigerante consigliandovi la macchina più adatta alle vostre esigenze.

Esistono macchine a banco di ghiaccio, macchine con vasca a temperatura positiva, macchine con blocco a secco in alluminio, macchine con condensazione ad aria, con condensazione ad acqua, oppure con evaporazione a valvola termostatica piuttosto che capillare e tante altre. Ognuna di queste ha caratteristiche e prestazioni differenti una dall’altra ed ognuna è nata per soddisfare delle specifiche esigenze.

Quali sono i sistemi di pagamento o controllo accessi per le Case dell’Acqua?

L’acqua naturale e l’acqua frizzante possono essere erogate in 3 modalità differenti:

– gratuitamente, senza nessuna limitazione;

– accesso limitato, ovvero senza corrispettivo economico, come ad esempio la Carta Regionale dei Servizi che consente l’erogazione solo ai cittadini abilitati. Questo sistema consente inoltre di impostare una limitazione di litri erogabili giornaliera o settimanale a persona, oppure a nucleo familiare.

– a pagamento, ovvero tessere ricaricabili e/o monete. Le tessere possono essere ricaricabili oppure possono essere utilizzare tessere già in uso come ad esempio badge, tessere per l’accesso alla piattaforma ecologica ecc.ecc.

Come funziona il sistema di pagamento a monete per le Case dell’Acqua?

Il sistema di pagamento a monete è il più diffuso nel mondo delle Case dell’Acqua ed è in grado di accettare monete da 5 centesimi fino a 2 euro e non da resto. Il prezzo di vendita è programmabile come la quantità erogabile per ogni vendita, in questo modo è possibile creare qualsiasi abbinamento prezzo/volume.

Come funziona il sistema di pagamento a tessere RFT Mifare per le Case dell’Acqua?

Il sistema utilizza tessere prepagare contact less di ultima generazione RFT, tipo Mifare, che lette ed identificate da uno specifico lettore, permettono di gestire l’accesso e la vendita dell’acqua senza necessariamente imporre al gestore di lasciare soldi incustoditi all’interno degli impianti. Le tessere sono personalizzabili e consentono di veicolare messaggi informativi e/o promozionali che possono contribuire a ridurre i costi. Il sistema è in grado di gestire una singola oppure entrambe le erogazioni con prezzi differenti e consente una possibile differenziazione dell’utenza, amministrando scontistiche, fasce orarie e condizioni di vendita particolari agli utenti come ad esempio litri gratuiti. Un lettore serve un utente per volta. I dispositivi si prestano ad essere affiancati da un sistema di pagamento a monete, che utilizza una gettoniera, con la quale è possibile ricaricare direttamente le tessere o erogare direttamente senza necessariamente avere una tessera.

Come funziona il sistema di limitazione con Carta Regionale dei Servizi per le Case dell’Acqua?

Il sistema ha lo scopo di controllare l’accesso al servizio ai soli utenti autorizzati e di limitarne l’uso fissandone le quantità prelevabili in un periodo che può essere giornaliero, settimanale o mensile. La configurazione del sistema è aggiornabile, personalizzabile e modificabile in qualsiasi momento anche dal personale del cliente con un minimo di formazione.

Per l’attivazione è necessario definire una lista di utenti autorizzati, inserendo nel sistema un

file con il loro codice fiscale, o un dato identificativo univoco, questo file potrà essere aggiornato

periodicamente per garantire la coerenza con gli utenti che verranno aggiunti o eliminati dalla lista dei residenti o degli aventi diritto. Ogni attività svolta dal sistema è registrata in un file di Log che può essere consultato e/o utilizzato per fare statistiche e controlli.

L’utente inserisce all’interno del lettore la CRS ed il sistema legge la parte dei dati tramite il Chip abilitando o meno l’accesso e riconoscendo il numero di litri residui da erogare in caso di limitazione.

Il sistema può servire una sola persona per volta e può controllare fino a 2 erogazioni, in caso si

volessero servire due persone contemporaneamente saranno necessari 2 sistemi.

L’interfaccia con l’utente è rappresentata da un display VGA da 6,5”. Tutte le informazioni, i

messaggi e le immagini possono essere personalizzate e gestite dal cliente. È inoltre possibile

collegare il sistema in vari modi ad una stazione remota per il controllo e la gestione totale di tutto il sistema.

Il sistema ha le seguenti funzioni e caratteristiche:

– Consente l’accesso solo agli utenti abilitati.

– Limita la quantità di acqua prelevabile su base settimanale, giornaliera o mensile.

– Ogni sistema può gestire due erogazioni.

– Il sistema registra in un file di log tutte le attività svolte dal sistema.

– Il sistema funziona con White List che il cliente deve fornire in formato .csv o .xls.

– Il sistema può anche funzionare con tessere di tipo diverso, RFID, Smart Card o altro.

Quali sono le caratteristiche minime di un vano di erogazione per Case dell’Acqua?

I vani di erogazione per Case dell’Acqua devono essere realizzati interamente in acciaio INOX AISI 304 con spessore consigliato di 20/10 e devono essere studiati appositamente per semplificare le operazioni di pulizia, manutenzione e sanificazione. Tutte le giunzioni nella parte a contatto con alimenti devono essere privi di fessure e giunzioni difficili da pulire. Consigliamo inoltre la griglia di scarico completamente smontabile ed opportunamente inclinata per garantirne lo svuotamento totale.

Gli erogatori devono essere: smontabili, protetti e nascosti per evitare le contaminazioni. In particolare, il punto di erogazione deve essere irraggiungibile dall’esterno. Consigliamo inoltre di proteggere il punto con lampada battericida con UVC@1m non inferiore a 26μw/cm2 (lampada da 11W) per ridurre al minimo il rischio di retro-contaminazioni.

I tasti installati devono essere in acciaio inox, anti-vandalo e possibilmente senza parti in movimento per garantire affidabilità, durata nel tempo ed un’adeguata sanificazione.

Ricordiamo infine che è assolutamente fondamentale che tutti i materiali a contatto con l’acqua siano corredati da certificazione secondo il DM 174/04 (Regolamento concernente i materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento, adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano) ed il DM 25/2012 (Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano).

L’acqua è considerata un alimento?

Il regolamento 178/2002 dell’Unione Europea, specifica che “si intende per alimento (o prodotto alimentare o derrata alimentare) qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito da esseri umani. Sono comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, inclusa l’acqua, incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento”.
L’acqua è una sostanza liquida ed al suo interno sono disciolte sostanze nutritive quali ad esempio i sali minerali (calcio, sodio, potassio etc.) che vengono assorbiti dal nostro corpo. Bere è essenziale per la nostra salute e le relative funzioni vitali; basti pensare che siamo formati da circa il 60% di acqua. Durante la nostra vita consumiamo l’equivalente di 600 volte il nostro peso corporeo, 2 litri al giorno per una vita media di 65 anni e 70 Kg di peso.

Qualità dell’acqua: chi è responsabile?

Dall’acquedotto al rubinetto di casa agli impianti di erogazione in pubblici esercizi la responsabilità della qualità dell’acqua non ricade su un unico soggetto. Se l’acqua somministrata al pubblico arriva da un allaccio ad acquedotto pubblico, il D.Lgs. 31/2001 stabilisce che l’Ente Gestore dell’acquedotto è responsabile della qualità dell’acqua fino al contatore e deve garantire i parametri previsti dalla normativa vigente. Se parliamo di locali e più in generale gli edifici dove l’acqua è fornita al pubblico (ristorante, albergo, comune, ospedale, ecc.) il titolare dell’attività e l’Operatore del Settore Alimentare (OSA) designato devono assicurare che la qualità dell’acqua potabile sia mantenuta tale fino al punto d’uso. Nel campo del domestico, l’acquedotto è il responsabile dell’acqua fini al contatore, successivamente, ovvero il tratto all’interno delle mura domestiche, è di competenza del proprietario dell’immobile.

Qual è l’impianto ad uso domestico più adatto alle proprie esigenze?

Partiamo dal presupposto che tutte le acque che arrivano nelle nostre case sono potabili; sta al consumatore finale decidere, se è necessario, quale tipologia di trattamento installare.
Sul mercato vengono proposte una miriade di soluzioni per il trattamento domestico delle acque, alcuni affidabili, altre meno. Comprendiamo che per una persona che si avvicina per la prima volta a questo settore risulta davvero difficile compiere una scelta d’acquisto. A questo proposito di seguito indichiamo alcuni consigli basilari.
Il primo passo da compiere è capire che tipo di acqua viene erogata dal rubinetto di casa. Per ottenere tale informazione serve prendere visione delle analisi che vengono effettuate periodicamente e che vengono messe a disposizione di tutti i cittadini sui siti web del Comune oppure degli acquedotti. A seguire bisognerà valutare, con un professionista del settore, se è necessario installare un impianto di trattamento acqua domestico. In linea di massima l’acqua erogata da un acquedotto è potabile e, se lo si desidera, necessiterà solo di una miglioria nel gusto ad esempio andando ad eliminare il sapore del cloro.
Per concludere ricordiamo che bisogna sempre diffidare da chi promette effetti miracolosi sull’acqua o che esegue “test truffaldini” modificando il colore dell’acqua in provetta/contenitori.

Consigli quotidiani per risparmiare sul consumo di acqua.

Nonostante nelle nostre case l’acqua corrente potabile non sembra mancare, non significa che dobbiamo dimenticarci di quanto sia preziosa. L’acqua è di tutti, ma nel nostro piccolo dobbiamo cercare di ottimizzarla al meglio. Il risparmio idrico è una pratica essenziale che ognuno dovrebbe mettere in pratica con dei semplici gesti quotidiani. Questo perché se non sprechiamo acqua, non solo risparmiamo sulla bolletta, ma aiutiamo l’ambiente.

Ecco alcuni semplici consigli utili che possiamo mettere in pratica tutti i giorni:

  • verificare che nelle proprie abitazioni non vi siano perdite nelle tubature;
  • verificare ed eliminare la presenza di eventuali gocciolii dai rubinetti di casa, infatti anche una piccola goccia può arrivare a far sprecare 20 litri di acqua al giorno. Immaginate quanta acqua potrebbe essere sprecata in caso di perdite più gradi;
  • installare un rompigetto in tutti i rubinetti di casa per ridurre la quantità di acqua erogata;
  • effettuare cicli di lavaggio di lavatrice e lavastoviglie solo a carico pieno;
  • chiudere sempre l’acqua mentre ci laviamo i denti o ci facciamo la barba o ci insaponiamo sotto la doccia;
  • innaffiare l’orto la sera dopo il tramonto o nelle prime ore del mattino, l’acqua evaporerà molto più lentamente;
  • raccogliere l’acqua piovana che si potrà utilizzare successivamente per esempio per innaffiare le piante o pulire l’auto. 

Perché si vende tanta acqua imbottigliata in Italia?

Bottiglia o rubinetto? Bendatevi gli occhi e paragonatene due bicchieri ugualmente freschi: non li distinguerete. Eppure l’Italia è il primo paese in Europa e tra i primi al mondo a consumare acqua imbottigliata. Pensate che si imbottigliano svariate marche di acqua minerale con valori superiori ai 12 miliardi all’anno, che si traducono in una montagna di rifiuti per l’ambiente.
Ad oggi, purtroppo, i consumatori italiani sono ancora molto diffidenti nei confronti dell’acqua della rete idrica a causa della scarsa informazione e del diffondersi di falsi miti ormai consolidati con pubblicità milionarie. Il falso mito più diffuso è che l’acqua in bottiglia sia più controllata dell’acqua della rete idrica. Falso, in realtà è proprio quest’ultima ad essere soggetta a norme e controlli più restrittivi.
Il decreto di riferimento è il n. 31 del 2001 che disciplina la qualità dell’acqua destinata al consumo umano al fine proprio di proteggere i consumatori. Negli ultimi anni molti Comuni ed Acquedotti, per sensibilizzare il cittadino al consumo di acqua di rete, hanno deciso di installare sul proprio territorio le Case dell’Acqua. Grazie a questi impianti il cittadino ha la possibilità di prelevare acqua a Km zero ad un costo nettamente inferiore rispetto all’acqua in bottiglia. L’acqua rispetta le caratteristiche di conformità del D.L.gs 31/2001 ed è periodicamente controllata dalle ATS locali che effettuano campionamenti periodici e controlli severi.

Ti serve aiuto?
Se non ha trovato quello che cercavi contattaci.

Invia una richiesta