Questo articolo esplora la complessa domanda se l’acqua come alimento sia un concetto valido. Vengono analizzate due prospettive distinte: quella nutrizionale e quella legale. Dal punto di vista nutrizionale, l’acqua è a tutti gli effetti un alimento, essenziale per le funzioni vitali, l’idratazione e l’apporto di sali minerali, come confermato dall’EFSA. Dal punto di vista legale, invece, la normativa europea e italiana distingue l’acqua dagli alimenti, a meno che non si verifichi una condizione specifica: quando l’acqua viene trattata (filtrata, gasata) e fornita al pubblico, come nel caso delle Case dell’Acqua o degli erogatori nella ristorazione. In questo caso, chi la fornisce diventa un Operatore del Settore Alimentare (OSA), con precisi obblighi normativi, tra cui l’adozione di un piano HACCP. L’articolo chiarisce questo confine, posizionando DKR come un partner competente che guida i propri clienti nella corretta gestione dell'”alimento acqua”.
Bistecca? Alimento. Tortellini? Alimento. Acqua? Qui, la risposta che sembrava ovvia diventa improvvisamente incerta. Esistono infatti due correnti di pensiero, entrambe con solide argomentazioni, che definiscono l’acqua in modi diversi. Per alcuni, l’acqua non apporta energia (calorie) e, pur essendo la sostanza più indispensabile per la vita, non è un alimento in senso stretto. Per altri, grazie ai sali minerali che veicola e al suo ruolo in ogni processo metabolico, è un nutriente a tutti gli effetti.
La verità è che entrambe le posizioni sono corrette, perché la valutazione cambia radicalmente a seconda della prospettiva: una cosa è considerare l’acqua come alimento dal punto di vista biologico e nutrizionale, un’altra, molto diversa, è analizzarla sotto il profilo legale. Ed è proprio su questo confine che si gioca una partita fondamentale per chi, come DKR, si occupa di progettare, installare e manutenere sistemi di trattamento e erogazione dell’acqua destinati al pubblico.
Dal punto di vista della scienza della nutrizione e della biologia, i dubbi sono pochi: l’acqua è un alimento. Non a caso, si trova alla base della piramide alimentare, a simboleggiare il suo ruolo insostituibile e fondamentale nella fisiologia del corpo umano. Le sue funzioni sono state ampiamente studiate e certificate dalle più alte autorità scientifiche:
È importante precisare che l’acqua potabile non è la nostra principale fonte di minerali (si stima che contribuisca tra l’1% e il 20% del fabbisogno totale), ruolo svolto primariamente dai cibi solidi. Tuttavia, il suo contributo non è trascurabile e il suo ruolo di “vettore” di questi nutrienti è indiscutibile. Biologicamente parlando, considerare l’acqua come alimento non è solo corretto, è una necessità.
Se la scienza della nutrizione ha le idee chiare, la legge traccia un confine molto più netto, specifico e, per certi versi, controintuitivo. La normativa europea (Reg. CE 178/2002) e quella italiana di recepimento operano una chiara distinzione tra il regime giuridico relativo all’acqua e quello relativo agli alimenti. In linea generale, e per evitare sovrapposizioni, l’acqua potabile fornita dall’acquedotto non è considerata un alimento e segue una sua specifica e rigorosa legislazione di riferimento (principalmente il D.Lgs 31/2001, che recepisce la direttiva europea 98/83/CE).
Esiste però un’eccezione fondamentale che cambia completamente le carte in tavola. L’acqua diventa legalmente un alimento nel momento in cui subisce due azioni congiunte:
Questo è esattamente il caso delle Case dell’Acqua installate nei comuni, che erogano acqua microfiltrata ai cittadini, o degli erogatori professionali installati in ristoranti, bar, mense e hotel. In questo preciso contesto, l’acqua cessa di essere un semplice bene erogato dalla rete pubblica e assume a tutti gli effetti lo status di “alimento”, perché un operatore interviene attivamente per modificarne le caratteristiche e somministrarla a terzi. È qui che il concetto di acqua come alimento diventa una realtà legale e operativa.

Questa trasformazione legale comporta una conseguenza importantissima: chi tratta e fornisce l’acqua al pubblico diventa, a tutti gli effetti, un OSA (Operatore del Settore Alimentare). Come tale, non è più sufficiente garantire la conformità dell’acqua ai parametri di potabilità di base, ma è tenuto a rispettare una serie di normative aggiuntive, pensate per tutelare la salute del consumatore finale.
Le principali normative che intervengono sono:
Diventare un OSA per la gestione dell’acqua come alimento si traduce in obblighi precisi e non delegabili:
Quindi, l’acqua è un alimento? La risposta è: dipende. Ma per un’amministrazione comunale che installa una Casa dell’Acqua o per un ristoratore che sceglie un erogatore professionale per i propri clienti, la risposta legale è un netto e inequivocabile “sì”.
Comprendere questa distinzione non è un mero esercizio di stile, ma è fondamentale per operare in piena conformità, con sicurezza e professionalità. In DKR, la nostra missione va oltre la fornitura di tecnologie all’avanguardia per il trattamento dell’acqua. Offriamo ai nostri clienti la competenza e la consulenza necessarie per affrontare queste complessità normative e gestire correttamente l’acqua come alimento. Il nostro supporto si concretizza nell’aiutare a definire piani di manutenzione efficaci, nel fornire documentazione chiara e nel guidare i nostri partner a rispettare tutti gli obblighi di legge, trasformando un potenziale onere burocratico in una solida garanzia di qualità e sicurezza per l’utente finale. Gestire l’acqua come alimento è una grande responsabilità, e noi siamo qui per condividerla.