Questo articolo analizza il paradosso italiano del consumo di acqua imbottigliata, che vede il nostro Paese ai vertici in Europa nonostante la disponibilità di un’acqua di rete sicura e controllata. Vengono sfatati i miti sulla sicurezza, dimostrando che l’acqua del rubinetto è soggetta a normative più stringenti rispetto a quelle in bottiglia. Si approfondiscono i costi economici e ambientali legati a questa abitudine, dall’enorme divario di prezzo all’impatto della plastica monouso. L’analisi tocca anche le criticità della rete idrica nazionale, come le perdite, per poi presentare le soluzioni DKR – dalle Case dell’Acqua agli erogatori professionali – come l’alternativa intelligente, sostenibile ed economicamente vantaggiosa per riscoprire la fiducia nell’acqua a km zero.
Provate questo esperimento: bendatevi gli occhi e confrontate un bicchiere d’acqua di rubinetto con uno d’acqua minerale, entrambi freddi. Con ogni probabilità, non noterete alcuna differenza. La bassa temperatura maschera i sapori caratteristici dell’acqua di rete appena erogata, come il cloro. Tuttavia, bastano pochi secondi all’aria o un passaggio in frigorifero perché il cloro residuo evapori e l’acqua risulti perfettamente uguale all’acqua minerale, sia nel sapore che nell’odore.
Ciononostante, l’Italia detiene un primato europeo poco invidiabile: siamo i maggiori consumatori di acqua imbottigliata. Ogni anno, miliardi di litri vengono imbottigliati, trasportati e venduti, generando profitti per pochi e una montagna di rifiuti plastici per tutti.
Questo fenomeno si basa su un paradosso: la diffidenza diffusa verso l’acqua della rete idrica, alimentata da scarsa informazione e da falsi miti consolidati da decenni di marketing. Ma la realtà dei fatti racconta una storia molto diversa, una storia di sicurezza, convenienza e sostenibilità che merita di essere conosciuta.
Il motore principale che spinge al consumo di acqua imbottigliata è la percezione di maggiore sicurezza e purezza. Questo è, di fatto, il falso mito più radicato e più difficile da sradicare. La verità, supportata dalla normativa, è esattamente il contrario: l’acqua del rubinetto è più controllata.
L’acqua che arriva nelle nostre case è, quindi, una delle risorse più sicure e garantite di cui disponiamo.

Se il mito della sicurezza si infrange, i dati sui costi economici e ambientali sono inconfutabili e allarmanti.
La direttiva europea 2020/2184, recepita in Italia con il decreto legislativo 18/2023, come già analizzata in precedenti approfondimenti, ha opportunamente focalizzato l’attenzione sul percorso dell’acqua dall’uscita dagli impianti di distribuzione fino al punto di erogazione finale. Questa accresciuta sensibilità, unitamente ai finanziamenti del PNRR destinati alle regioni meridionali per l’ammodernamento delle reti idriche, dovrebbe consentire di uniformare la qualità e la quantità dell’acqua distribuita sul territorio nazionale.
Le fondamenta su cui si interviene sono tuttavia già solide. La qualità dell’acqua erogata dagli acquedotti italiani è infatti di buon livello, come facilmente verificabile consultando i siti web dei gestori locali, dove è sempre presente una sezione dedicata alle caratteristiche del prodotto distribuito. Spesso sono disponibili anche le analisi aggiornate dell’acqua erogata in specifici ambiti territoriali, generalmente a livello comunale, consentendo di conoscere con precisione le caratteristiche dell’acqua che sgorga dal proprio rubinetto.
Emerge quindi come l’abitudine di recarsi al supermercato per acquistare confezioni d’acqua – spesso senza valutarne le caratteristiche chimico-fisiche ma limitandosi a considerazioni organolettiche o, peggio ancora, al solo criterio del prezzo – risulti sempre più un dispendio inutile di tempo e risorse economiche, oltre a contribuire alla produzione di rifiuti plastici sempre più problematici dal punto di vista ambientale.

In DKR, crediamo che la fiducia nell’acqua di rete vada ricostruita attraverso informazione e soluzioni concrete che ne esaltino la qualità. Il nostro impegno si traduce in tecnologie che rappresentano una valida alternativa all’acqua imbottigliata, pensate per contesti pubblici, aziendali e comunitari.
Dunque, la scelta di ridurre il consumo di acqua imbottigliata non è una rinuncia, ma un atto di consapevolezza e responsabilità verso molteplici sfide interconnesse:
La scelta dell’acqua del rubinetto è quindi una soluzione economicamente più vantaggiosa, ecologicamente più responsabile, sanitariamente più sicura e socialmente più giusta. Significa investire nella propria comunità e nel proprio futuro, riscoprendo il valore di un bene prezioso che abbiamo già a disposizione.